Dopo il passaggio alla Camera dello scorso luglio 2016, con l’approvazione da parte del Senato della Legge delega sulla povertà, per la prima volta nella storia del nostro paese il Parlamento ha definito una reale misura di contrasto alla povertà assoluta. Si tratta di un deciso passo in avanti, pur nella consapevolezza della necessità di una decretazione attuativa all’altezza della sfida: vale a dire uno strumento di lotta alla povertà capace di includere le persone e le famiglie più povere. Va riconosciuto l’impegno del Parlamento e delle forze politiche che, anche attraverso l’ascolto dell’appello della Alleanza contro la povertà in Italia (di cui Arci fa parte) dello scorso 28 dicembre, hanno sostenuto - in diversi modi - questa battaglia. Così come vanno ricordate con gratitudine le parole d’incoraggiamento che, in occasione del suo Messaggio di fine d’anno, il Presidente della Repubblica, ha rivolto a chi si batte per contrastare la povertà in Italia. La sfida che emerge dall’approvazione della legge delega è duplice: sviluppare una decretazione efficace per una misura che è contestualmente di sostegno al reddito e di inclusione sociale; dall’altra, predisporre un Piano nazionale contro la povertà che definisca strategie attuative e di finanziamento incrementali, che consentano il progressivo ampliamento dell’utenza sino a raggiungere tutta la popolazione in povertà assoluta.

L'Alleanza contro la povertà in Italia, a cui aderisce anche l'Arci, lancia un appello ai Presidenti della Repubblica, del Consiglio dei Ministri, del Senato e della Camera per una pronta approvazione della legge delega sulla povertà. Perchè far pagare ai poveri le conseguenze dell'insabilità politica? Il clima di incertezza politica rischia di privare tante famiglie indigenti della possibilità di ricevere il sostegno pubblico di cui hanno necessità. Affinché ciò non accada, l’Alleanza contro la povertà chiede di approvare la legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione (REI) e di predisporre il Piano nazionale contro la povertà. Dall’inizio della crisi, le persone in povertà assoluta in Italia sono aumentate del 155%: nel 2007 erano 1milione ed 800mila mentre oggi sono 4milioni e 600mila. Povertà assoluta è il termine tecnico che indica la miseria: la vive – infatti - chi non riesce a raggiungere lo standard di vita definito dall’Istat “minimamente accettabile”, con riferimento ad alimentazione, abitazione, vestiario, trasporti ed altre esigenze primarie. Da gennaio l’Italia sarà l’unico paese europeo nel quale lo Stato non fornisce un aiuto alle persone in povertà assoluta. La Grecia infatti, che condivideva questo primato negativo con il nostro Paese, ha deciso di introdurre nel 2017 un sostegno pubblico a chiunque si trovi in tale condizione. Nell’ultimo anno sono stati realizzati significativi passi in avanti per colmare questa carenza. Vi hanno lavorato insieme il Governo e le principali forze parlamentari, di maggioranza e di opposizione. L’Alleanza contro la povertà ha contribuito attraverso un’attività costante di sensibilizzazione, pressione e proposta. È stata così avviata una misura transitoria, destinata a 3 poveri su 10. È, soprattutto, cominciato il percorso parlamentare della legge delega per l’introduzione del Reddito d’Inclusione (REI), giunto a buon punto.

Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia, secondo i dati Istat, ha più che raddoppiato i numeri della povertà relativa ed assoluta: dieci milioni di italiani e italiane vivono in condizioni di povertà relativa, e sei milioni in condizioni di povertà assoluta. Più la povertà aumenta, più le diseguaglianze si ampliano, più le mafie si rafforzano. Per questo motivo Libera, Gruppo Abele e numerose associazioni della società civile, fra cui Arci, chiedono al Parlamento di calendarizzare a breve in aula una discussione per l’istituzione del reddito minimo o di cittadinanza, così come da tempo ci chiede l’Europa (è una misura prevista già da tutti i paesi europei, con l’esclusione di Italia e Bulgaria).

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