L'inconcludenza dell'Onu apre la strada a un nuovo ordine mondiale di iniziative unilaterali. Mentre era ancora in corso in Florida la cena ufficiale col Presidente cinese, Donald Trump ha punito Bashar al-Assad con 54 tomahawk lanciati da una nave americana nel mediterraneo, a distanza di poche ore da una dichiarazione che ammoniva la Siria e minacciava una iniziativa militare degli Usa. Si tratta del più importante attacco contro il regime di Damasco degli ultimi anni e appare una ritorsione contro la strage di Idlib di qualche giorno fa. Nonostante l'uso di gas nervini, nonostante la condanna da parte di tutto il mondo, nonostante tutti gli indizi portassero a una responsabilità diretta del dittatore siriano, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a rompere il gioco dei veti (in questo caso della Russia) e comminare una qualsivoglia forma di sanzione contro la Siria. Senza alcun mandato del Congresso, né avendolo informato, il Presidente degli Stati Uniti ha deciso sentendo solo i propri generali del Pentagono e pochi altri - sicuramente la Russia, probabilmente Israele - mettendo letteralmente a soqquadro le cancellerie di tutto il mondo e provocando conseguenze che nei prossimi giorni saranno più chiare.

Domenica 26 febbraio si sono riuniti tutti i soggetti della rete "La nostra Europa", una una coalizione di associazioni, movimenti sociali, sindacati, organizzazioni e attori sociali (fra cui Arci) che è nata con lo scopo di promuovere una grande mobilitazione europea il 23,24,25 marzo a Roma, dove i leader della UE si incontreranno per celebrare i 60 anni di integrazione europea. L'idea della mobilitazione nasce dalla consapevolezza che, per salvare l'Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla. Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà. Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature.

Ancora una volta un terremoto dalle terribili conseguenze ha provocato devastazione, feriti e morti tra gli abitanti di alcuni paesi del centro Italia. A queste popolazioni va tutta la nostra solidarietà, insieme al cordoglio per le vittime, tra cui purtroppo tanti bambini. L’Arci invita i propri soci e le proprie socie , le proprie basi associative presenti in tutto il territorio nazionale, ad attivare una raccolta di donazioni e fondi.

Una delegazione dell’Arci si è recata nei giorni scorsi ad Atene, per consegnare a “Solidarity for All” i fondi raccolti nei primi quaranta giorni della campagna a sostegno delle strutture di mutuo soccorso in Grecia. 30mila euro destinati a sostenere le urgenze più impellenti – prime fra tutte l’assistenza a migranti e rifugiati, e i materiali scolastici per gli studenti alla ripresa della scuola. La delegazione Incontrerà fra gli altri Theano Fotiou, esponente della società civile d ministra per gli affari sociali del primo governo Tsipras, Myrtos Bolota, che coordina Solidarity for All e Haris Golemis, della Fondazione Poulanzas, fra gli animatori della rete europea di solidarietà. Intanto la campagna continua, e partiranno anche i gemellaggi con le strutture territoriali dell’Arci. Anche questo è un modo per ricominciare a darsi una mano, come sta facendo la parte buona dei popoli europei, dopo un periodo in cui, con la crisi che ci è piombata addosso, in tutta Europa ci siamo rinchiusi nei nostri confini, cercando di resistere ognuno a casa sua. La Grecia è stata lasciata molto sola, fino a luglio. A ciascuno ora in Europa spetta di trovare il modo perché ciò non accada più, e provare a unire le forze per battere l’austerità ed affermare democrazia e diritti.

E' arrivato il momento di decidere da che parte stare: la guerra ai migranti deve essere fermata, produce tragedie e barbarie. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace. Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze. Da queste ragioni è nata, ad opera di numerosi cittadine e cittadini, intellettuali, artisti, esponenti di associazioni e del mondo cattolico la “Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi” che si terrà Venezia l’11 settembre e, parallelamente, in tutta Italia e nella città di Mantova. E' l'inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali: certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; creazione un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino. La partenza della marcia mantovana, cui il comitato provinciale aderisce, è prevista alle ore 19.30 da Piazza Canossa con arrivo in Piazza Martiri di Belfiore.

INFO: http://donneuominiscalzi.blogspot.it/ 

Arci promuove una campagna di raccolta fondi a favore dei centri di solidarietà sociale in Grecia che da anni sostengono greci, immigrati e richiedenti asilo affrontando collettivamente le conseguenze disastrose dell'austerità. L'Arci, che è nata dal mutuo soccorso italiano, e con i suoi cinquemila circoli è al servizio della partecipazione popolare, sta dalla loro parte. Facciamo appello ai nostri soci e socie, a tutte le persone e alle comunità di fare altrettanto, subito. Sono più di quattrocento, gestiti da volontari e dagli stessi utenti, fra ambulatori e farmacie sociali, mense e ristoranti sociali, botteghe alimentari a costo zero, doposcuola, scuole di musica e di informatica, corsi di lingua, centri di assistenza legale, filiere di distribuzione alimentare senza intermediari, spazi di economia sociale, strutture di sostegno per chi ha perso la casa, è senza lavoro o è sommerso dai debiti.

Fairtrade Italia, che rappresenta nel nostro paese il marchio di certificazione del commercio equo e che ha Arci tra i soci fondatori, ha presentato a Milano, all’interno di Expo 2015, il suo rapporto annuale di attività. Numeri incoraggianti quelli del commercio equo certificato in Italia, con un valore del venduto che nel 2014 raggiunge i 90 milioni di euro, con un 18% rispetto all’anno precedente (a livello mondiale le vendite del Fairtrade sono 5,5 miliardi). Il prodotto più venduto si conferma la banana (in Italia si consumano 10mila tonnellate di banane Fairtrade) e non è un caso che tutte le banane in vendita all’interno di Expo 2015 siano certificate.

La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto: dall’inizio del 2015 nel “Mare Nostrum” sono morte più di 1700 persone. Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l’Europa.

Il rispetto per la terra nelle risorse e nei bisogni, l'urgenza di rafforzare una cultura della solidarietà e della legalità democratica a contrasto di una competitività sfrenata e di una mafiosità dilagante. Sono questi gli obiettivi dell’ “Expo diffuso Valtellina e Valchiavenna”, l'iniziativa lanciata da Arci Sondrio e la società di mutuo soccorso Cesare Pozzo, in vista dell'esposizione universale milanese, quale occasione di comunicazione unica per un territorio frammentato come quello valtellinese ed opportunità per misurarsi nelle relazioni umane e culturali.

Con lo scopo di raccogliere fondi da destinare al progetto “ProvArci” e “H24” il circolo Arci Primo Maggio assieme alla Cooperativa CHV e Slow Food hanno organizzato il 23 maggio una giornata davvero scoppiettante. La faranno da padrona la buona cucina, la danza e soprattutto la musica, con l’esibizione del più grande jazzista italiano, Paolo Fresu, accompagnato dal Sheila Jordan Quartet. Il concerto è gratuito e tutta la comunità è invitata a contribuire con un’erogazione liberale o meglio ancora prenotandosi a cena per gustare il gnocco fritto delle mamme dei ragazzi del Centro Socio Educativo Zen-Zero, il tiròt di Felonica (Presidio Slow Food) e le rinomate specialità delle cuoche volontarie dell’Arci Primo Maggio. In caso di maltempo, il concerto si terrà presso la Sala Polivalente di San Benedetto Po in via Montale 6/A ed in questo caso verrà richiesto un contributo di solidarietà pari a 15 euro.

INFO: 0376 615628 - www.facebook.com/pages/Circolo-Arci-Primo-Maggio/570349393049265 

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