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Un’agenda deludente, che non mette al primo posto la salvaguardia della vita dei profughi

Esprimiamo delusione e amarezza per i contenuti dell’Agenda europea sulle migrazioni presentata il 13 maggio dalla Commissione europea. Ancora una volta al centro non si colloca la salvaguardia della vita dei migranti, attraverso la messa in atto di operazioni di ricerca e salvataggio in mare e l’apertura di vie di ingresso legali, che è anche l’unica risposta efficace alla tratta degli esseri umani che si dice di voler combattere. Si triplicano invece le capacità e i mezzi delle operazioni Triton e Poseidon dell’agenzia Frontex per il 2015 e il 2016, finalizzate alla sicurezza delle frontiere e non alla ricerca e al salvataggio dei naufraghi, e non se ne amplia il raggio di azione. Si stabilisce in 20mila il numero di posti per i rifugiati da distribuire nei diversi paesi europei; una cifra ridicola, se rapportata ai trecentomila arrivati l’anno passato alle frontiere europee.
Si stabiliscono le percentuali di profughi che i vari paesi Ue devono accogliere, ma senza prevedere la possibilità di successivi motivati spostamenti (per esempio per ricongiungimenti familiari) e consentire la libertà di circolazione che va considerata un diritto inalienabile di ogni essere umano. Il sistema delle quote va quindi accompagnato dall’abolizione del Regolamento Dublino e dall’introduzione dello status di rifugiato europeo. Infine ci sembra estremamente pericoloso il tentativo, sostenuto dalla Commissione, di ottenere l’avvallo del consiglio di sicurezza dell’Onu ad intervenire anche militarmente in Libia per distruggere o sequestrare i barconi prima che partano, distruggere i depositi di carburante e le strutture di attracco. Il sospetto è che si usi il problema dei trafficanti per ottenere il via libera ad un intervento militare in un paese che è oggi un’autentica polveriera, col rischio di innescare una situazione esplosiva in tutta la regione.

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