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Corpi civili di pace: nel 2016 partiranno i primi 200 giovani

Finalmente parte in Italia - nell’ambito del Servizio Civile Nazionale - la sperimentazione dei Corpi civili di pace che dovrebbe porre le basi per una futura proposta più ampia e strutturata di «difesa civile, non armata e nonviolenta» in situazioni di conflitto all’estero e in Italia per emergenze ambientali. A più di due anni dall’approvazione della disposizione legislativa, si avvia questa nuova dimostrazione della capacità del Servizio Civile Nazionale di «rendersi utile al Paese»: un modo di concepire le ‘missioni di pace’ alternativo rispetto a quello militare. 

Questi primi 200 volontari (su un totale di 500) rappresentano un impegno diretto dei giovani e delle organizzazioni della società civile nella prevenzione del conflitto armato e della ricostruzione culturale, sociale ed economica post conflitti all’estero. Alcuni di essi saranno impegnati in progetti rivolti alla prevenzione di emergenze ambientali all’estero e in Italia, una vera aggressione al nostro territorio e alla nostra salute e sicurezza. Molti dei progetti saranno realizzati in Paesi dell’Africa e dell’Asia dove i giovani del SCN opereranno in sicurezza, a sostegno di quelle che sono le prime vittime della guerra e del terrorismo fondamentalista, che colpisce in quelle zone come nel cuore della nostra Europa, con la stessa logica folle e la stessa ferocia.

Con questa sperimentazione sarà possibile dare un’ulteriore concreta risposta del movimento italiano per la pace, il disarmo e la nonviolenza, alla violenza del terrorismo, ma anche a quella strutturale della guerra, con la promozione dei diritti umani, della lotta alle ingiustizie, all’esclusione culturale ed educativa e per la difesa dell’ambiente. Queste ambizioni, condivise dal Parlamento che ha approvato la norma istitutiva in Legge di Stabilità, e - nonostante il ritardo nell’attuazione - dallo stesso Governo rischiano però di essere sminuite perchè non sono previste risorse a sostegno delle organizzazioni e degli organi chiamati a implementare e monitorare questa sperimentazione.
Auspichiamo che in una fase successiva si possano rivedere alcuni elementi organizzativi della sperimentazione rendendola più snella e flessibile e quindi più adatta e rispondente alle reali necessità di pace delle singole comunità e popolazioni anche adeguando alle capacità progettuali degli organismi i singoli contingenti di volontari previsti per le diverse aree d’intervento; meno schematica, burocratica e onerosa per le organizzazioni stesse. Per questo lo sforzo che viene richiesto alle organizzazioni è rilevante, in una fase non semplice della nostra operatività. Servirà una continua valorizzazione pubblica per tenere alta l’attenzione politica. Maggiori risorse e investimento politico saranno necessari in futuro nella prospettiva di rendere questa sperimentazione la base di un veloce ampliamento che irrobustisca il ruolo internazionale dell’Italia quale soggetto costruttore di pace, esempio e stimolo sia all’Unione Europea che alle Nazioni Unite.

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