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Tredici anni senza Tom

Il 20 giugno rappresenta una data che nei nostri cuori produce un’ombra: è il giorno della morte di una persona importante, speciale, determinante per la storia dell’Arci. È il giorno in cui ci ha lasciato Tom Benetollo. Ognuno di noi, tra coloro che hanno vita più antica da dirigente dell’associazione, associa a questa data ricordi personali, incontri, parole, riunioni, conversazioni con questo grande Presidente. Tom è stata una delle personalità politiche nella storia della sinistra italiana che ha saputo trasmettere stimoli culturali, suggestioni, intuizioni che ancora non sono state colte fino in fondo. Ma, oggi più che mai, occorre ricordare il segno e il protagonismo politico che alla nostra associazione venne dato dalla dirigenza di Tom. Con determinazione e con coraggio (e un po’ di solitudine) Tom impresse una svolta. L’Arci, associazione nata per occupare il tempo libero e far crescere la consapevolezza dei cittadini, fondata sulla partecipazione e su un rapporto diretto e coinvolgente coi cittadini stessi, avrebbe potuto svolgere la sua ‘missione’ originaria solo se non avesse rinunciato a far conoscere la propria opinione sulle ingiustizie del mondo, contro la guerra e l’ordine sbagliato e violento che in quegli anni si andava affermando. E per dare seguito a quella convinzione si adoperò per costruire reti internazionali, organizzando manifestazioni, diventando, e con lui l’Arci, catalizzatore e promotore di movimenti che riempirono le piazze italiane ed europee.

Interpretò la propria leadership come si dovrebbe fare sempre, come pochi politici della sinistra hanno saputo fare: non per se stesso, ma per la comunità. Perchè era consapevole della necessità di coinvolgere e dare motivazione e senso alla propria comunità. È anche per questo che ci sembra normale, anche in occasione dei sessant’anni dalla fondazione dell’Arci, ribadire che la forza dei valori di sinistra, solidaristici, progressisti può esserci solo se quel crogiolo, quell’intreccio di sentimenti e principi riesce a costruirsi e rappresentarsi come un pensiero globale e coerente sul mondo, sull’Europa, diffuso tra i movimenti, nella società civile. Solo se è in grado di mantenere un rapporto diretto con i cittadini. Tom colse tutto questo e ci fece comprendere appieno il valore del nostro radicamento territoriale, a cui non dobbiamo assolutamente rinunciare. In un’intervista ad Aldo Garzia, nel 2004, Tom diceva: «La trasformazione dell’Arci avviene in concomitanza con la crisi dei partiti. Molti militanti di sinistra comprendono che con noi si può fare qualcosa di concreto nella società: l’Arci diventa attraente per i giovani e il ceto medio acculturato. Il rinnovamento percorre tutte le generazioni dei nostri soci tradizionali e pure il nostro insediamento storico.. I nostri circoli si trasformano perché si trasforma la realtà in cui agiscono». Oggi a molti dirigenti questa attitudine della nostra associazione sembra un fatto ‘normale’, un dato acquisito. Ma non è così. Se l’Arci è un’associazione culturale ancora viva e protagonista nei territori, se l’Arci ha questa identità lo dobbiamo a Tom Benetollo, a quella svolta e a quella determinazione. Caro Tom, anche in questi tempi difficili continuiamo a percorrere la strada che ci hai suggerito, ancora con il dolore nel cuore per non averti qui con noi.

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